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MAG
16

Pesca dell'orata con la bolognese

L'arrivo dell'estate coincide col risveglio della nostra voglia di pesca. Le giornate sempre più lunghe e dal tempo sereno iniziano a riscaldare l'acqua del mare, dopo un gelido inverno che ha ridotto l'attività subacquea. L'approccio al mare o alla scogliera avviene all' improvviso, con l'uso della canna bolognese, nelle misure di 6 e 7 metri riposte per mesi nell'armadio. Ma, spesso, non sappiamo come impostare la lenza perchè ci mancano le basi per comprendere la morfologia del fondale o il sistema di correnti che vige durante la nostra uscita di pesca. Oltre al cambio di stagione e di abitudine dei pesci, c'è il risveglio dell'attività marittima. Il traffico dei natanti è destinato a crescere con il proseguire dell'estate, quindi concentremo i nostri sforzi durante l'alba o il tramonto, momenti sicuramente propizi lontani dal caos generato da motoscafi o fastdiosi bagnanti che prendono il sole lungo i moli cittadini (abitudine sempre in crescita dalle nostre parti).



La tecnica. Principalmente rivolto verso la cattura di pesci di allevamento (i classici fuggitivi delle vasche: spigole e orate), l’ibrido pellets-bigattino-gambero ha perfettamente funzionato anche dalla scogliera con belle catture di occhiate e saraghi, ma è sulle orate che ci concentreremo (anche se qualche spigola capita sempre). Il motivo sta nelle abitudini dei pesci costantemente a contatto con cibi organici come pesci morti dovuti alla pulizia delle reti che fungono da costante brumeggio naturale. Ho provato l’efficacia della montatura e del sistema di pasturazione in due ambienti diversi: in porto, con un fondale variabile tra i cinque e gli otto metri, e dalla scogliera artificiale, con un fondale fisso sui sette metri circa. Le canne da utilizzare nelle placide acque portuali sono le classiche bolognesi dai sei ai sette metri, con azione medio-rigida, ideali per galleggianti da 1,5 a 3 grammi. Per quanto concerne i monofili in bobina, la scelta ricadrà su uno 0,16 di buona qualità, mentre utilizzeremo un valido 0,12 (meglio se fluorocarbon) come terminale. Negli schemi ci sono due montature standard da utilizzare con acqua calma od acqua corrente. Qualora si preferisca pescare dalla scogliera artificiale, occorre rinforzare le attrezzature, magari preferendo una rigida, ma leggera, bolognese dai sei agli otto metri, uno 0,16/0,18 in bobina ed uno svolazzo dello 0,12/0,14 fluorocarbon come terminale. Anche in questo caso lo schema evidenzia due montature differenti a seconda della situazione della corrente.



In porto. Una volta scelta la postazione, sarò nostra premura misurare la profondità del luogo e tentare di pescare “ad un palmo di mano” dal fondo, onde evitare spiacevoli rotture a causa di rifiuti che si incaglierebbero al contatto con la nostra lenza. I pellets dovrebbero essere posizionati in una piccola bacinella, per poi essere inumiditi con un nebulizzatore. Tutto questo perchè, una volta impregnati d' acqua, possano scendere più velocemente verso il fondo sprigionando le magiche sostanze attiranti. Ho testato due validi prodotti reperibili in qualsiasi negozio di pesca ben fornito: i Fima Pellets Orata ed i Tubertini Pesce Gatto-Anguilla. I primi sono i classici pellets in confezione da un chilo, dal sapore di farina di pesce con un potenziale attirante davvero unico. I secondi, invece, sono racchiusi in una pratica confezione barattolo dal peso di circa trecento grammi, hanno un gusto di sarda tritata molto pronunciato e la loro principale caratteristica è la oleosità, infatti rilasciano un piccolo alone quando si sciolgono in acqua. Il mio consiglio è quello di usare i Fima in condizioni normali, mentre i Tubertini quando il gioco si fa duro e non c’è una egregia risposta dei pesci. Ci saranno sicuramente altri tipi di pellets in commercio, pertanto lascio a voi la prerogativa di sperimentarli in situazioni diverse e carpire la loro efficacia. La costante pasturazione a base di pellets richiamerà diverse specie ittiche. Spigole ed orate saranno i nostri futuri clienti con i quali misurare le capacità tecniche, ma non di rado qualche salpa ci farà compagnia, richiamata dal profumo della pastura. L’esca principe rimane il bigattino, proprio per la sua versatilità e vivacità in pesca, ma l’utilizzo del gamberetto vivo, sapientemente conservato e mantenuto in appositi contenitori per il vivo, costituirà un asso nella manica per selezionare la taglia dei pesci. In tal caso, suggerisco l’uso di ami variabili dal n° 8 al n° 12, a seconda della dimensione del gambero.



La prima montatura è un esempio di una lenza molto morbida, che affonderà delicatamente in acqua, presentando in modo particolarmente naturale la nostra insidia sull’amo. La seconda, invece, è da preferire quando la corrente è piuttosto forte, nonostante il mare sia calmo. L’escamotage della torpille, assieme a cinque pallini per completare la taratura, renderà più ferma la nostra esca.



Dalla scogliera. La tecnica di pesca muta sensibilmente quando ci troveremo a pescare tra gli scogli artificiali, perché non si pescherà sul fondo ma prevalentemente a mezz’acqua e, in secondo luogo, non molto lontano dalla scogliera stessa. Occorre vincere l’errata convinzione che il pesce si trovi lontano, anzi bisogna accettare l’idea che i pinnuti son attivi a mezz’acqua e tra gli anfratti, alla ricerca di cibo o facili prede. L’utilizzo di canne bolognesi ad azione rigida aiuterà molto il pescatore in fase di recupero della preda, ma non si dovrà dimenticare il lungo guadino perché gli esemplari da chilo non mancheranno. Quanto alla misurazione della profondità di pesca, come detto prima, sarà nostra prerogativa posizionare il galleggiante ad una profondità tale che l’esca rimanga sospesa a mezz’acqua. La pasturazione dovrà, in questo caso, essere frequente ed a piccole dosi, proprio per non disperdere inutilmente il pesce. Non è necessario che i pellets siano preventivamente inumiditi, anzi il loro galleggiare a mezz’acqua sortirà gli effetti desiderati. Il lungo svolazzo, inoltre, farà fluttuar meglio l’esca secondo la tendenza della corrente, costituendo un irresistibile richiamo per spigole ed orate. Anche il gambero vivo darà i suoi frutti, specialmente se la pesca sarà indirizzata verso gli esemplari di spigole di grosse dimensioni, sempre in caccia anche nei mesi più freddi.



La terza montatura nello schema, è ideale per la pesca in calata, in condizioni di mare calmo e corrente perlopiù assente. Veramente formidabile durante le giornate soleggiate in assenza di vento e corrente superficiale. Attenzione ai pallini, in quanto questi dovranno essere dello stesso tipo e saranno posizionati a circa 10/15 centimetri di distanza tra l’uno e l’altro, quindi in circa 100/150 centimetri di lenza. L’ultima montatura che vi suggerisco, invece, è obbligatoria in caso di mare mosso o con corrente superficiale piuttosto forte. La torpille, fermata da un pallino posto prima della girella per tarare perfettamente il galleggiante, renderà meno mobile l’esca al passaggio della forte corrente.



Efficacia dei pellets. Dubito che i miei suggerimenti non portino alcun effetto almeno nell’immediato ed un motivo c’è. Molte volte la piattezza mentale che caratterizza i nostri vicini di pesca riesce ad invadere anche il nostro modo di fare ed il copia-incolla è frequentissimo. Quando il "pinco pallino" che ci siede accanto riesce a catturare l’ambitissima spigola, è fisiologico l' imitare una piombatura simile alla sua, magari anche se essa è palesemente errata. Ovviamente, ci sono le eccezioni. Sperimentare i pellets e le piombature indicate che vi propongo potrebbe essere una marcia in più, magari per invogliare l’abulico pesce ad abboccare alla nostra lenza. Personalmente mi sono trovato in situazioni imbarazzanti, nel senso che il mio amico di pesca, che sedeva ad una certa distanza, era intento a pasturare con i bigattini ma il suo galleggiante non voleva saperne di andare giù. La mia pasturazione base di pellets sortiva l’effetto di avvicinare i pesci nella mia zona, facendoli cascare nel tranello. Ovviamente c’erano notevoli differenze tra le nostre montatura, tra il mio modo di pescare ed il suo, ma erano così minime che non credo fossero realmente capaci di influenzare le prede. I pellets, a mio avviso, avevano lavorato egregiamente, riuscendo ad attirare magnifiche orate al calar del sole, degne di un bel primo piano prima di essere attentamente rimesse in acqua, come da un convinto sostenitore del catch and release marino.
Autore

Marco de Biase

Direttore di Pescanet, pugliese d'origine ma Trentino di adozione, nella vita è consulente Marketing e Comunicazione. Impegnato nella divulgazione delle più importanti tecniche di pesca in mare e acqua dolce, collabora da tempo con le riviste "I Segreti dei Pescatori" e Pescareonline.it. Ricopre altresì la carica di presidente dell' Associazione Pescanet, realtà impegnata nella promozione sociale della pesca sportiva.
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